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“Alcuni pasticcieri trattano le forme come una variabile indipendente; io le considero piuttosto come una soglia sul gusto, che deve tendere alla massima trasparenza.
Per questo approdo a una sorta di sintetismo, fatto di forme semplificate, colori puri, grandi campiture, sdrammatizzate magari da qualche nota ludica. Come le crostate moderne, ben lontane dal cliché che conosciamo.
Stornarsi dalle forme conosciute è anche un modo per percepire le cose in modo nuovo, spostando l’accento sul gusto”.